5° rapporto – Ormai è catastrofe umanitaria
Nel numero precedente di Restart abbiamo raccontato il periodo dal 12 gennaio al 12 febbraio, un giorno terribile in cui il nostro staff ci ha mandato messaggi di terrore da Rafah, dopo i bombardamenti che in una sola notte hanno ucciso ben 114 persone e hanno raggiunto anche la cosiddetta “area umanitaria” di Al Moassi, a ridosso della costa. In questa quarta parte ci spingiamo sino al 12 marzo, appena dopo l’inizio del mese di Ramadan, senza che lo sperato accordo per il cessate il fuoco sia stato trovato. Vi raccontiamo anche della Carovana Solidale, a cui Vento di Terra ha partecipato: cinquanta persone si sono recate sul lato egiziano del valico di Rafah dal 3 al 6 marzo, operatori e operatrici umanitari della Rete Aoi, promotrice dell’iniziativa, referenti di Arci e Assopace Palestina, accademici ed esperte di diritto internazionale, 16 parlamentari e 13 giornalisti e giornaliste. Non ci sono più parole per descrivere la catastrofe umanitaria in corso a Gaza, apocalittico è l’aggettivo che ormai restituisce meglio la gravità della situazione. Il nostro staff continua a lottare per la sopravvivenza, eppure non smette di operare in aiuto della popolazione sfollata. A Gaza abbiamo 7 maestre, una coordinatrice, un’assistente sociale che fino al 7 ottobre lavoravano presso il centro per l’Infanzia La Terra dei Bambini; l’ingegner Abu Karim, che ha seguito i lavori di costruzione della Terra dei Bambini; l’animatore del Biblio-tuktuk, una biblioteca mobile che portava la magia delle fiabe a migliaia di bambini e bambine; il coordinatore del nostro ufficio di Gaza; il referente e lo staff della Gelateria Sociale, un’impresa sociale che abbiamo avviato nel 2019; una rete di psicologi e operatori sociali con cui collaboriamo, sperimentando approcci innovativi grazie al progetto Yozher. Abbiamo tante persone care e con cui abbiamo lavorato in passato, o che operano per organizzazioni locali con cui collaboriamo. E’ attraverso le loro parole dell’ultimo mese che vogliamo raccontare la catastrofe umanitaria in cui è sprofondata da più di cinque mesi la Striscia di Gaza.
15 febbraio
Ci arrivano da Abu Karim le immagini dei pacchi alimentari che è riuscito ad acquistare con i fondi che abbiamo inviato. Nonostante le difficoltà estreme, è riuscito a prepararne per 67 famiglie, che come lui e la sua famiglia allargata vivono in fuga tra il campo di Jabalia e Gaza City. “Ciascun pacco contiene 4 chili di riso, 4 bottiglie di salsa di pomodoro, 3 litri di olio di semi, un po’ di orzo e di mais da pestare per farci qualcosa di simile a pane”, ci scrive specificando tutto “Non si trova altro, un chilo di farina bianca costa 80 shekel, circa venti euro, è incredibile”. Ci racconta che tante scuole dove le famiglie sfollate trovano rifugio sono state occupate dall’esercito, gli uomini arrestati e le donne e i bambini costretti ad andare verso sud a piedi, potendo portare con sé solo un documento di identità, nient’altro.
21 febbraio
Un piccolo cortile, uno schermo e 50 bambini e bambine seduti con gli occhi incantati di fronte a un film animato. Il nostro psicologo Abu Shawish è riuscito ancora una volta a stupirci e a realizzare quello che qualche giorno fa sembrava un sogno: uno spazio sicuro, dove per alcune ore i bambini, guardando dei film animati, possano tornare a essere semplicemente bambini. Perché, oltre alle ferite del corpo, Gaza necessita di prendersi cura delle ferite dell’anima, soprattutto quelle dei più piccoli, che ancora non hanno gli strumenti per gestire ed elaborare il trauma che tutt’ora vivono. Il nostro psicologo lo sa bene, lo sa perché è il suo lavoro, lo sa perché prendersi cura delle persone è la sua dedizione. E questo nuovo spazio è una piccola magia, un luogo protetto tra la disperazione quotidiana e le aggressioni, dove il cinema e l’arte possono curare, possono aiutare ad evadere da una realtà così ostile.
1 marzo
Da Fatima arrivano decine di foto piene di bambini sorridenti seduti per terra in cerchio intorno ad una ruota di stoffa colorata. Sono le attività che insieme a Bilal, l’animatore del biblio tuk-tuk e tante giovani volontarie, sta realizzando tra Al Nuseirat e Dei al Balah. E’ orgogliosa del loro lavoro. Ma la situazione in questi giorni nell’area centrale sta peggiorando, ci scrive che dopo le attività ci sono stati molti attacchi e tanti dei bambini che hanno partecipato alle attività sono stati feriti, qualcuno ucciso.

5 marzo
“Riuscite ad entrare?” scrive oggi Abu Karim, mentre sono davanti al valico di Rafah insieme alla Carovana Solidale. Avrei voluto poter rispondere “Sì entriamo e ci potremo vedere e abbracciare”. Invece il valico di Rafah lo possiamo vedere solo dal lato egiziano, non abbiamo i permessi per entrare nella Striscia. Lungo la strada che abbiamo percorso da Al Arish al valico c’è una lunga fila di camion carichi di aiuti, fermi sotto il sole per chilometri. A Rafah li vediamo passare diretti verso il valico di Nitzana, sul lato israeliano, a 50 km qui. È lì che devono essere controllati e basta un solo oggetto perché un intero camion venga respinto. Questo spiega i lunghi tempi di attesa, il numero insufficiente di camion in entrata e i depositi pieni di “rejected items” che visiteremo sulla via del ritorno verso il Cairo. Tutto questo mentre la Striscia di Gaza è distrutta e allo stremo, mentre siamo oltre la Catastrofe. Oltre ogni violazione del Diritto Umanitario Internazionale. Siamo arrivati fino a qui per denunciarlo con maggiore forza, per chiedere che ci si adoperi concretamente per un cessate il fuoco immediato, per assicurare l’accesso agli aiuti indispensabili e per creare un percorso sostenibile e concreto verso una pace giusta.
8 marzo
“Con i fondi che avete inviato vorrei riuscire a distribuire 3 kg di orzo a 46 famiglie, ma ancora costa troppo, oggi 60 shekel, più di 15€. Se lo compro oggi possiamo servire solo 38 famiglie, non so se nei prossimi giorni il prezzo scenderà, che dite cosa è meglio fare?” Ormai il cibo che si riesce a comprare arriva dai magazzini degli allevamenti, l’orzo è spesso mischiato con mangime per animali, in particolare nel nord della Striscia la gente sta letteralmente morendo di fame. E’ proprio di oggi la terribile notizia delle prime 20 vittime a causa della malnutrizione. Eppure migliaia di camion pieni di cibo non riescono a entrare e i dolci al cioccolato vengono respinti dalle autorità israeliane, perché non essenziali. Dov’è finita l’umanità?

9 marzo
“Non pensavo che le donne sarebbero state così felici, hanno davvero perso tutto”. Dopo una lunga ricerca Fatima è riuscita ad acquistare e distribuire kit igienici per 50 donne: assorbenti, dentifricio, spazzolino, salviette umidificate. Cose che sembrano piccole, ma che a Gaza fanno la differenza.
10 marzo
Stanotte inizia il Ramadan, un mese in cui famiglie e amici si ritrovano per consumare insieme l’iftar, il pasto che rompe il digiuno al tramonto. E’ un mese di festa, che quest’anno ha un sapore particolarmente amaro in Palestina. Eppure i messaggi di auguri sono brevi condensati di umanità, che ci fanno sentire ancora più vicini al nostro staff a Gaza.
12 marzo
“Il nostro Ramadan grazie a Vento di Terra”, è il messaggio che arriva stanotte da Mohammed accompagnato da tre fotografie e un breve video, con un gruppo di bambini e bambine riuniti intorno a una lanterna a preparare le decorazioni di Ramadan. Colori pastello e i suoni dolci delle voci dei piccoli nel silenzio della notte. La nostra psicologa Walaa tiene attività con tre diversi gruppi di bambini e bambine ogni giorno. Ora, durante il Ramadan, sta riuscendo a far vivere ai piccoli la magia della festa, nonostante tutto.
13 marzo
“Sono salvo, ancora qui alla fattoria, sto ospitando 80 persone. Cercherò di chiamare domani se avrò connessione internet. Tanto amore a tutti voi”. Dopo mesi di silenzio, questo messaggio di Jaber, il referente del progetto della Gelateria Sociale, giunge come un dono.









