E’ grazie soprattutto ai sopravvissuti a Hiroshima e Nagasaki (gli hibakusha) se oggi abbiamo il Trattato Onu di proibizione delle armi nucleari (TPNW), unica via d’uscita dall’attuale riarmo atomico.

Setsuku Thurlow, sopravvissuta a Hiroshima, è una figura trainante della campagna di società civile globale ICAN per la messa al bando delle atomiche a cui è stato assegnato il premio Nobel per la pace nel 2017. 

Nel discorso pronunciato in occasione della cerimonia del Nobel, Setsuko ha detto: “Non ci siamo accontentati di essere delle vittime. Ci siamo rifiutati di restare ad aspettare la fine del mondo, che venisse incenerito in un secondo o lentamente avvelenato […]. Abbiamo condiviso le nostre storie di sopravvivenza. Abbiamo dichiarato che il genere umano e le armi nucleari non possono coesistere” 

Grazie al suo impegno, unito a quello di centianaia e centinaia di associazioni di tutto il mondo, il Trattato Onu di proibizione delle armi nucleari è entrato in vigore il 22 gennaio 2021. La dichiarazione rilasciata da Setsuko al Core Group of States Meeting, per l’entrata in vigore del TPNW è stata diretta e toccante. 

Quando avevo tredici anni, ho visto la mia città accecata dal flash, bruciata dal calore di 4000 gradi Celsius, schiacciata dall’esplosione come fosse un uragano e contaminata dalle radiazioni di una bomba atomica. Una luminosa mattina d’estate si trasformò in un oscuro crepuscolo pieno di fumo e detriti che si alzavano nella nube del fungo. Ho visto una massa di figure grottesche e spettrali – sanguinanti, bruciate, annerite e gonfie. Da un momento all’altro, la mia amata Hiroshima si è trasformata in un inferno sulla terra.

Essendo sopravvissuta ad un trauma così grande, ho fatto voto di impegnare la mia vita per l’abolizione delle armi nucleari. Pertanto, è impossibile descrivere la profondità della mia gioia per il fatto che il Trattato di proibizione delle armi nucleari abbia finalmente raggiunto lo status di legge internazionale. È impossibile descrivere la profonda gratitudine che provo per tutti coloro che hanno contribuito a questo successo.

A nome di quanti sono periti nel massacro indiscriminato di Hiroshima e Nagasaki, di tutti coloro che sono stati vittime dei più di 2.000 test nucleari in tutto il mondo, e degli innumerevoli indigeni sfruttati per l’estrazione dell’uranio in aree remote – per tutte queste persone dico dal profondo del mio cuore – grazie, a tutti coloro che hanno lavorato per questo trattato, e che hanno riconosciuto noi, i sopravvissuti alla violenza radioattiva. 

Attraverso il mio lavoro nel corso degli anni con ICAN, si è costruito un forte sentimento di solidarietà con decine di migliaia di persone di tutto il mondo. Abbiamo sviluppato rispetto, fiducia e inclusione tra i rappresentanti dei governi, i delegati delle agenzie internazionali, studiosi, esperti e attivisti della società civile. Questa è una notevole dimostrazione del nostro profondo impegno per creare un mondo libero dalle armi nucleari. Dobbiamo continuare su questa strada, e raddoppiare i nostri sforzi per lavorare in vera collaborazione gli uni con gli altri.

Sostenere il TPNW

Società civile sull’attenti, politica e istituzioni latitanti.

Oggi ICAN e il suo ramo italiano ITALIA RIPENSACI si stanno impegnando perchè sempre più Stati ratifichino il TPNW. Lo fanno mobilitando la base sociale, gli enti locali in quanto responsabili della sicurezza dei loro cittadini, le associazioni e attraverso una costante pressione politica verso le istituzioni e la politica, realtà quest’ultime che in Italia sono distanti dalla mobilitazione di società civile. Tuttavia il movimento globale e italiano a sostegno del TPNW procede con determinazione, sollecitato anche dalle ricorrenti minacce di attacchi atomici legati alle guerre in Ucraina e nel Medio Oriente. Il nostro governo invece, non ha ancora sottoscritto il TPNW e si è rifiutato perfino di partecipare come uditore, alle Conferenze degli Stati parti del Trattato, anche se si affrontava il problema della sicurezza delle popolazioni in caso di incidente o attacco atomico. Ma se la politica mette la testa sotto la sabbia come lo struzzo, in definitiva apre la strada all’insicurezza ed all’orrore. E a pagare saranno le popolazioni. 

Oggi, al mondo  ci sono 13.000 testate nucleari, assai più potenti di quelle sganciate in Giappone  (fonte Iriad). Circa 100 testate statunitensi sono di stanza in Europa tra cui, varie decine, le B61-12 di ultima generazione, sono piazzate negli areoporti di Ghedi ed Aviano. 

A livello internazionale sono stati smantellati progressivamente tutti i Trattati di controllo e riduzione delle armi nucleari. Il Trattato di non proliferazione delle armi nucleari in vigore dal 1970 e pietra miliare del disarmo nucleare, è entrato in crisi. 

Il New Start (Strategic Arms Reduction Treaty) tra Russia e Stati Uniti per ridurre le testate strategiche è stato sospeso. Così pure, il trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty) che dal 1987 aveva messo al bando qualsiasi missile balistico e da crociera.

Nel frattempo la spesa globale per le armi nucleari è in crescita: nel 2023 si sono raggiunti 91,4 miliardi di dollari; 173.884 dollari al minuto (fonte ICAN).

Oggi poi, con la decisione della Nato di schierare nuovamente gli euromissili entro il 2026 in Europa, il rischio di una guerra nucleare si fa più vicino. Gli euromissili erano presenti in Europa al tempo della guerra fredda; sono stati rimossi  negli anni 80 sotto la forte pressione dei movimenti per la pace europei. Ora, ritornano a minacciarci, con il beneplacito dell’Europa stessa. Ormai le armi nucleari proliferano come i funghi in un mondo che non controlla più con la ragione la folle corsa all’atomica, ma fa della follia del riarmo la ragione della propria politica. Ne segue che che la tanto decantata deterrenza, come strategia per la sicurezza, è invece diventata la via che ci porta verso la catastrofe.

I percorsi possibili del disarmo

Nei momenti complessi e cupi della storia occorre cercare leader, ambiti, strategie che sanno indicare la via per uscire dal labirinto verso direzioni di cambiamento valoriale, politico e culturale. Sulla strada del -No a un mondo dominato dal terrore atomico- ci precedono gli esempi luminosi degli ibakusha, testimoni autorevoli di un orrore devastante e che potrebbe rivelarsi ancor più micidiale oggi, considerata la potenza distruttiva degli attuali ordigni. Gli ibakuscia hanno fatto da apripista, ma tutti noi dobbiamo assumerci la responsabilità di essere “cittadini sovrani” attivandoci a livello culturale e politico a sostegno del TPNW, l’unico ombrello protettivo che ci permette di eliminare le atomiche dalla faccia della terra. E a tal scopo possiamo condividere le iniziative della campagna ICAN e ITALIA RIPENSACI.

Dietro le armi nucleari ci sta, purtroppo, una precisa idea di mondo: bisogna esser pronti ad annientare gli altri qualora siano una minaccia alla realizzazione dei propri interessi. Dall’idea di un governo mondiale democratico, di una Onu in grado di prevenire e risolvere i conflitti in via pacifica, che si sono affermati dopo la seconda guerra mondiale, si è arrivati alla supremazia degli arsenali atomici, allo scontro aperto tra blocchi, all’idea di guerra totale e permanente per affermare la superiorità geopolitica. E’ un’idea di mondo regressiva e belligerante che seppellisce la politica, la diplomazia il ruolo stesso dell’Onu; genera odio tra i popoli e le civiltà, espone il mondo a un conflitto nucleare globale.

E allora non ci resta che mettere responsabilmente in pratica il preambolo della carta Onu: Noi popoli delle Nazioni Unite, siamo decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra” e lo faremo attraverso il Trattato Onu di proibizione delle armi nucleari che, come ricorda Francesco sono armi “illegali e immorali”.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui