Si parla normalmente di sicurezza e di morti sul lavoro con i tempi scanditi dai media, che centellinano i resoconti della catastrofe infortunistica italiana a seconda di necessità “superiori”, quando si dovrebbe, più onestamente, fornire un quotidiano e terribile bollettino sugli esiti mortali e gravemente invalidanti di ogni singola giornata lavorativa che, con costanza e puntualità impressionante, insanguinano il sistema produttivo italiano.
C’è una novità in campo: il referendum proposto dalla CGIL. Esso impatta decisamente sulla questione della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, non tanto per il quesito che mira a rendere più immediata la responsabilità dell’appaltatore principale, quanto per i restanti quesiti che puntano a limitare la precarietà e al ripristino di fondamentali diritti, come il reintegro in caso di licenziamento illegittimo.
È ormai acquisito, a mezzo di varie ricerche a livello europeo, che il lavoro precario, la bassa retribuzione e l’incertezza generata dall’insieme, espongono i lavoratori, oltre che a maggior rischio di infortunio, a situazioni e comportamenti potenzialmente nocivi per la salute in generale: vulnerabilità rispetto a malattie mentali, stati depressivi e stato di stress cronico; maggiore propensione al fumo o al consumo di alcolici; minor accesso alle cure mediche.
Dal punto di vista della valutazione del rischio, è evidente l’incremento drammatico dello stress-lavoro-correlato e di tutte le conseguenze negative che questa tipologia di rischio porta con sé: esposizione alla disattenzione, minor reattività in caso di imprevisto e altro ancora. Il lavoratore precario è di solito meno formato ed informato sui rischi specifici e su quelli propri dei luoghi di lavoro ed è sotto continuo ricatto – psicologico e di fatto – è per cui più incline ad accettare condizioni di lavoro più pericolose e a non chiedere interventi per migliorare la sicurezza.
La questione della responsabilità del committente è già oggi facilmente individuabile, ma andrebbero meglio attrezzate le Procure e gli stessi ispettori. Abbiamo una legge, che conosciamo come Dlgs n. 81 del 2008, che contiene tutto quello che necessita per rendere più civile il nostro sistema produttivo, ci sarebbero alcune modifiche da introdurre per rimuovere alcune ostruzioni che ne limitano pesantemente il funzionamento: spero che un giorno si possa aprire un serio ragionamento su questo, per produrre una proposta vera e plausibile riguardo una questione, quella della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, che contiene tutto il complesso di valori che ci riguardano perché riguardano l’umanità. Non c’è certo lo spazio, qui, per affrontare l’argomento, ma il primo paragrafo dell’art. 41 della “Carta” ci fornisce una nitidissima immagine da osservare: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana “.
C’è forse bisogno di ulteriori spiegazioni? Non credo!
Per questo va combattuto qualunque tentativo di annebbiare la vista di chi deve accertare le responsabilità.
Per questo si deve partecipare al voto del 8 e 9 giugno e si deve votare cinque volte, convintamente, SI. Anche chi è ingiustamente straniero (una categoria inventata per dividere il fronte degli sfruttati) è sottoposto ai ricatti della perenne precarietà.









