E’ iniziata la raccolta di firme per lo svolgimento del referendum abrogativo della legge Calderoli (legge 86/24) nota come legge sull’autonomia regionale differenziata, promossa dalle forze politiche di opposizione insieme a un vasto cartello di forze sociali (in primis Cgil e Uil) e associazioni (Anpi, Arci, Coordinamento per la democrazia Costituzionale, la via Maestra ecc.).

Un fatto politicamente significativo perché, anche in chiave antigovernativa, un ampio fronte politico, associativo e costituzionale volto a difendere i valori costitutivi della solidarietà politica economica e sociale della Repubblica (art. 2 Cost.), di uguaglianza delle prestazioni sociali fornite ai cittadini (art. 3 Cost.), di unità della repubblica (art. 5), e di perequazione economica anche fra territori (art. 119 quarto comma Cost.).

Ovviamente, se dovessero essere raccolte le firme necessarie e previste dall’art. 75 Cost (500.000 firme o come richiesto da 5 Consigli regionali, allo stato governati dal centro –sinistra in Sardegna, Emilia Romagna, Toscana, Puglia e Campania che hanno perseguito la strada di chiedere, in aggiunta a quello totalmente abrogativo, un referendum parziale limitatamente alla parte sui livelli essenziali delle prestazioni ) occorrerà attendere la decisione della Corte Costituzionale circa l’ammissibilità del quesito abrogativo totale  e di quello parziale ; entrambe le vie non sono alternative anzi possono essere complementari.

Sotto il profilo politico è evidente che la scelta dell’autonomia differenziata è frutto di una mediazione al ribasso, per altro non facilissima, fra le forze politiche che compongono la maggioranza governativa: Fratelli d’Italia protagonista del disegno di legge revisione costituzionale sull’elezione diretta del Presidente del Consiglio (Premierato elettivo), Lega (autonomia d.ifferenziata) e Forza Italia (separazione delle carriere ). Alcune Regioni del Mezzogiorno (la Basilicata e la Calabria governate dal centrodestra) chiedono, per esempio, una moratoria circa l’attuazione della legge Calderoli.

L’attuale maggioranza, al di fuori della naturale dialettica destra / sinistra, sembra volersi, invece, prendere una rivincita storica e politica sui valori costituzionali approvati e condivisi a stragrande maggioranza dell’Assemblea Costituente eletta il 2.6.1946 dopo l’esperienza fallimentare e disastrosa della dittatura fascista.

Diversi sono anche gli argomenti, invece,  che caratterizzano il lavoro delle  opposizioni parlamentari  alla legge Calderoli : l’approvazione del titolo quinto della Costituzione  nel 2001 da parte del centrosinistra  a sostegno del Governo Amato , a maggioranza semplice e a pochi giorni dalla chiusura della legislatura vennero modificati 18 articoli della Carta , nel 2001, ancora condiziona alcuni settori del Partito Democratico , nostalgici, forse,  del federalismo temperato (non bisogna dimenticare che una Regione come l’Emilia Romagna ha chiesto allo Stato  la devoluzione, in via esclusiva,  di 16 materie sulle 23 disponibili, fra cui la formazione professionale in tema di istruzione pubblica  e previste dalla Carta Costituzionale) quantomeno nella difesa , da parte della Commissione Cassese  incaricata, della definizione dei livelli essenziali delle prestazioni posticipata nel 2025; tale definizione dovrebbe essere preceduta dalla dotazione dei fondi perequativi di solidarietà per le Regioni  ordinarie che decideranno eventualmente  di non avvalersi delle richieste/ istanze  devolutive allo Stato , in via esclusiva, riguardanti le materie di competenza concorrente. (governo del territorio, protezione civile, previdenza complementare, istruzione pubblica , Sanità, distribuzione nazionale dell’energia, infrastrutture, infortuni sul lavoro, ordinamento delle professioni, commercio estero ecc.).

Unitamente al disegno di legge sul salario minimo ,  al tema del rilancio della sanità pubblica e a quello del contrasto alla precarietà giovanile, tramite il sostegno per esempio ai referendum della Cgil (tutele crescenti, art. 18 legge 300/70, causali nel rinnovo dei contratti a temine, e responsabilità solidale dei committenti e degli appaltatori in tema di infortuni sul lavoro), il tema referendario costituisce una  possibile significativa convergenza  sul piano dei contenuti delle forze di opposizione (almeno Pd, Avs e Movimento 5 stelle ) che potrebbero, così,  anticipare la costruzione di un programma di governo alternativo alle destre, e in grado potenzialmente di sconfiggere le destre , elettoralmente, alle prossime elezioni politiche.

Nel caso auspicabile di ammissione dei quesiti, inizierà la campagna elettorale vera e propria che, a mio parere, dovrà assumere, in modo pragmatico, anche un carattere locale Regione per Regione,   partendo dai dati economici delle risorse sottratte alle  singole regioni  tramite il residuo fiscale  per arrivare ai prevedibili effetti che comporterà l’attuazione della legge Calderoli. Effetto dell’indebitamento pubblico per coprire il trasferimento di risorse e funzioni, aumento dei tassi d’interesse conseguenti, peggioramento dell’istruzione pubblica con concorsi regionalizzati che metterebbero in discussione, per altro, i contratti collettivi nazionali, la qualità dell’insegnamento e la stessa programmazione didattica, e peggioramento ulteriore del servizio sanitario nazionale.

Che dire, inoltre, per il sistema delle imprese costrette ad agire in una situazione normativa differenziata. (la realizzazione delle infrastrutture nazionali sarebbero sottoposte a seguire lunghi procedimenti amministrativi in attesa di ricevere l’autorizzazione dei Presidenti di Regione).

E ancora: che dire di protocolli o convenzioni, riguardanti il commercio con l’estero per esempio, conclusi da inguardabili Presidenti di Regione con autorevoli statisti dei Paesi più sviluppati.

E la Sanità? Già differenziata territorialmente per risorse economiche disponibili e qualità dei servizi resi alla collettività, sempre più governata dai privati nella maggior parte del Paese. Salute come merce di scambio economico e non come bene comune costituzionalmente protetto dall’art. 32 della Carta costituzionale.

Occorrerà allargare il fronte costituzionale, cioè mettere in campo per poter raggiungere il quorum del 50 per cento e la maggioranza dei votanti un fronte politico e sociale molto ampio e non in modo ideologico; unire in un movimento di scopo i sottoscrittori del referendum, la stessa Conferenza Episcopale Italiana che , con una nota ufficiale del 22.5.2024  del Consiglio episcopale, ha duramente criticato il testo della legge Calderoli approvato al Senato, già prima della definitiva approvazione parlamentare con pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 17.6.2024.

La stessa Confindustria, in sede di audizione parlamentare dei suoi rappresentanti, ha avanzato critiche, osservazioni, perplessità circa i contenuti della legge Calderoli, da non ritenersi una legge costituzionalmente necessaria in presenza di una mera facoltà delle Regioni ordinarie a chiedere allo Stato la devoluzione di funzioni amministrative.

E infine: per vincere la battaglia referendaria, occorrerà  non solo costruire un fronte ampio ma cercar di  far capire alla maggioranza dei cittadini e delle cittadine  di questo Paese (nei referendum abrogativi va ricordato l’esistenza del quorum del 50 per cento di partecipazione ai seggi da parte degli elettori aventi diritto ) che questa controriforma riguarda soprattutto la concretezza della loro vita e del loro futuro e non solo la necessaria battaglia giuridico-costituzionale per difendere la nostra civiltà giuridica.

Dunque una battaglia ampia, aperta, unitaria che apra contraddizioni nel fronte avverso e in grado di vincere questa sfida, certamente ambiziosa, ma assolutamente necessaria per salvare l’interesse pubblico del Paese.

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